|
UN APPROCCIO ALLA GENETICA di
Gino Conzo* CHE COS’E’ LA GENETICA La genetica è
quella branca delle scienze biologiche che studia le problematiche
relative all’eredità, alla variabilità ed all’evoluzione e le leggi
che le governano. Anche l’origine greca della parola (da genesiV:
generazione, origine) ne conferma, del resto, il significato. Nel campo
dell’allevamento degli Agapornis
(così come per altri uccelli) viene applicata, in particolare, per
comprendere la trasmissione dei caratteri relativi al colore del
piumaggio, ma altri caratteri (conformazione, taglia, malformazioni,
predisposizione o resistenza a talune patologie, ecc.) vengono trasmessi
per via ereditaria alla discendenza e sono, quindi, oggetto di studi
genetici. Spesso gli allevatori ritengono tale scienza troppo
“difficile” da comprendere, considerando la genetica un campo di
competenza strettamente “scientifica”; al contrario la comprensione
della trasmissione dei caratteri ereditari permette di accoppiare al
meglio i propri soggetti e di ottenere migliori risultati riproduttivi ed
espositivi. IL GENE E I CROMOSOMI Il gene
è l’unità fondamentale in genetica e corrisponde ad un segmento di DNA
(acido desossiribonucleico – conosciuto anche con il termine
convenzionale di “doppia elica”) responsabile di un carattere. Spesso
più di un gene contribuisce alla determinazione di uno stesso carattere;
in altri casi un solo gene è in grado di determinare più caratteri.
L’insieme dei geni presenti in un organismo è chiamato genoma. I geni
(indicati convenzionalmente con le lettere maiuscole dell’alfabeto) non
sono disposti a caso nella cellula, ma organizzati in strutture chiamate cromosomi
situati nel nucleo della cellula. Il posto che il gene responsabile
di un certo carattere occupa nel cromosoma è chiamato locus;
in ogni cromosoma ci sono migliaia di loci
ed ogni specie animale o vegetale possiede un determinato numero di
cromosomi (46 nell’uomo, 80 negli uccelli), organizzati a coppie (23
nell’uomo, 40 negli uccelli). L’insieme dei
cromosomi (indicati con numeri progressivi) di un individuo è chiamato cariotipo. Ogni cellula
dell’organismo possiede, quindi, un numero uguale di coppie di cromosomi
(numero diploide);
fanno eccezione le cellule germinali (ovulo e spermatozoo) che, possedendo
un solo cromosoma e non una coppia, sono chiamate aploidi. Questa
condizione è essenziale poiché con l’unione di ovulo e spermatozoo
viene ricostituita la condizione diploide nello zigote, che darà origine
al nuovo individuo, costituito da metà patrimonio genetico d’origine
paterna e metà materna. Nei rari casi
in cui, per difetti occorsi durante la divisione cellulare (meiosi),
le cellule germinali possiedano una o più coppie di cromosomi può
accadere che lo zigote (e quindi il nascituro) abbia un numero anomalo (ad
esempio 3) di cromosomi in quella che dovrebbe essere una coppia. Tale
anomalia (poliploidia)
determina spesso gravi malformazioni ed è alla base, ad esempio, della
sindrome di Down in campo umano (vi sono infatti 3 cromosomi nella coppia
21). Sindromi simili sono descritte anche negli animali. LA TRASMISSIONE DEI CARATTERI EREDITARI Ogni coppia è
costituita da due cromosomi omologhi, originati da ciascuno dei due
genitori, che determinano, quindi, lo stesso gruppo di caratteri. Di
conseguenza anche ciascun gene avrà un suo omologo situato sull’altro
cromosoma della stessa coppia; i due geni omologhi vengono chiamati alleli
ed entrambi regoleranno lo stesso carattere. Talora può
accadere che uno dei due alleli subisca un’alterazione e non sia in
grado di regolare il carattere nel modo usuale; tale “errore” è alla
base di ciò che viene chiamata mutazione
e può avvenire spontaneamente od in seguito a stimoli esterni (chimici o
fisici) durante la produzione delle cellule germinali. La mutazione può
riguardare il colore del piumaggio, la forma del becco, la lunghezza di un
osso, ecc. Perché la mutazione si renda palese
è necessario, generalmente, che il gene mutato sia presente in doppia
copia, cioè la mutazione deve essere presente in entrambi gli alleli. In
caso contrario la mutazione non si manifesterà perché il gene non mutato
(ancestrale) continuerà a regolare
la manifestazione del carattere in modo usuale, svolgendo un’azione “dominante”
sull’allele mutato che sarà considerato, quindi, recessivo. La costituzione
genetica dell’individuo è chiamata genotipo,
mentre le manifestazioni esterne dei caratteri vengono indicate col
termine fenotipo. Un piccolo
esempio chiarirà il concetto. Consideriamo che in un pappagallo il colore
verde (indichiamo con la lettera A maiuscola il gene che regola il colore
del piumaggio) sia quello dominante in quanto tipico di quella specie allo
stato selvatico, mentre il colore blu rappresenti la mutazione (indichiamo
con a minuscolo l’allele responsabile della mutazione). Nel genotipo
del soggetto ancestrale (verde) la coppia di alleli sarà: AA,
mentre nel soggetto mutato (blu) sarà: aa.
Il primo soggetto produrrà cellule germinali contenenti tutte l’allele A
in singola copia, mentre tutte le cellule germinali del secondo individuo
avranno l’allele a.
Dall’accoppiamento dei due soggetti si otterranno esclusivamente figli di colore verde, come mostra lo schema seguente:
Anche se il
genotipo dei nuovi nati è costituito sia dall’allele mutato che da
quello ancestrale (Aa)
quest’ultimo svolge azione dominante impedendo la manifestazione dell’allele
a.
I figli (indicati come F1) avranno tutti il fenotipo uguale al
genitore ancestrale (verde), ma il genotipo differente in quanto
possiederanno l’allele recessivo trasmesso dal genitore mutato (blu).
Soggetti che presentano nel genotipo due alleli differenti dello stesso
gene sono chiamati eterozigoti, al contrario degli
individui che, possedendo alleli uguali dello stesso gene, vengono
chiamati omozigoti.
I nuovi nati saranno dunque portatori del carattere mutato ed in grado di
trasmetterlo alla generazione seguente. Gli F1,
infatti, producono due tipi di cellule germinali, uno con l’allele A
ed un altro con l’allele a. Dall’accoppiamento
degli F1 si otterranno quindi le seguenti combinazioni nei figli (F2):
Per un calcolo
di probabilità dall’accoppiamento di F1 con fenotipo ancestrale, ma con
genotipo eterozigote, ci si può aspettare, quindi, un 25% di figli
ancestrali (AA), un 50% di ancestrali portatori
della mutazione (Aa)
ed un 25% di soggetti mutati (aa). Avremo, quindi, la presenza di
due
diversi fenotipi (verde e blu nel rapporto di 3:1) con tre genotipi
differenti. Queste regole sono alla base della ben nota prima
legge di Mendel. Nel caso in cui
si considerino due o più caratteri differenti ciascun allele si comporta
secondo le regole precedenti, indipendentemente dagli altri. Di
conseguenza le combinazioni possibili sono direttamente proporzionali al
numero di varianti considerate sulla base di quella che è nota come seconda
legge di Mendel. Nella genetica
dei colori degli inseparabili non sempre le cose vanno in modo così
lineare a causa delle frequenti interazioni esistenti tra più geni nel
determinare il colore. Esistono, inoltre, casi in cui in condizione di
eterozigoti nessuno degli alleli domina sull’altro (dominanza incompleta
o codominanza) per cui il risultato
fenotipico appare intermedio tra i due colori. Negli Agapornis, inoltre,
può accadere che più alleli siano situati nel locus (poliallelia), così come può
avvenire che un gene influenzi l’espressione di un altro gene non allele
(epistasi).
CROMOSOMI SESSUALI ED EREDITARIETA’ LEGATA AL SESSO Una delle
coppie di cromosomi è in grado di determinare il sesso ed è differente,
quindi, nel maschio e nella femmina. Negli uccelli, contrariamente a ciò
che avviene nei mammiferi, è il sesso maschile che possiede una coppia di
cromosomi sessuali uguali (sesso
omogametico) indicati con ZZ. Le femmine, al contrario,
possiedono due cromosomi sessuali differenti (sesso
eterogametico) che vengono indicati con ZW. Il cromosoma W
femminile, negli uccelli, è in grado, quindi, di determinare il sesso nei
nascituri a seconda della sua distribuzione alla progenie. I cromosomi
sessuali (detti anche eterosomi),
tuttavia, non “servono” unicamente a determinare il sesso, ma
contengono geni in grado di determinare numerosi altri caratteri, colore
del piumaggio compreso. I caratteri ereditari presenti sui cromosomi
somatici (o autosomi)
sono detti caratteri autosomici; al contrario quelli situati sui
cromosomi sessuali vengono chiamati caratteri eterosomici o legati
al sesso. I due cromosomi sessuali (Z e W) presentano caratteristiche
differenti, in quanto il cromosoma W, come detto presente solo nelle
femmina, contiene talmente poche informazioni genetiche da permettere
sempre la manifestazione dei caratteri presenti sul suo allele Z. Se un
carattere legato al sesso (e presente, quindi, sul cromosoma Z) è
recessivo si manifesta nel maschio solo in condizione di omozigosi (quindi
entrambi i cromosomi Z devono possedere la mutazione), mentre nella
femmina è sufficiente che sia presente sull’unico cromosoma Z.
Consideriamo, ad esempio, la mutazione Cinnamon nell’Agapornis
personata, carattere recessivo legato al sesso.
Caso 1: Maschio Cinnamon (zz)
X Femmina ancestrale (ZW):
Risultato: 50%
Maschi ancestrali portatori di Cinnamon (Zz);
50% Femmine Cinnamon (zW). Caso
2:
Maschio ancestrale (ZZ)
X Femmina Cinnamon (zW):
Risultato: 50%
Maschi ancestrali portatori di Cinnamon (Zz);
50% Femmine ancestrali (ZW). Caso
3:
Maschio ancestrale portatore di Cinnamon (Zz)
X Femmina ancestrale (ZW):
Risultato: 25%
Maschi ancestrali (ZZ);
25% Maschi ancestrali portatori di Cinnamon (Zz);
25% Femmine ancestrali (ZW);
25% Femmine Cinnamon (zW). Caso
4:
Maschio ancestrale portatore di Cinnamon (Zz)
X Femmina Cinnamon (zW):
Risultato: 25%
Maschi Cinnamon (zz);
25% Maschi ancestrali portatori di Cinnamon (Zz);
25% Femmine ancestrali (ZW);
25% Femmine Cinnamon (zW). Se ne deduce,
quindi, che le femmine possono risultare ancestrali o mutate e mai, a
differenza dei maschi, portatrici di un carattere ereditario recessivo
legato al sesso. GENI LETALI Alcuni
caratteri, se presenti in omozigosi, possono determinare l’arresto dello
sviluppo embrionale o la mortalità dei neonati nei primi giorni di vita.
Tali caratteri possono essere autosomici o legati al sesso ed, ovviamente,
in quest’ultimo caso sono le femmine a subirne le maggiori conseguenze.
Sebbene non siano stati eseguiti sufficienti studi sull’argomento sembra
che il fattore “Ino” nei roseicollis (carattere legato al sesso) e nei personata
(carattere autosomico) ne sia un esempio. In genere ci si
accorge della presenza di possibili geni letali tra i propri riproduttori
quando alcuni fenotipi attesi non appaiono nella discendenza o nel caso in
cui aumenta sensibilmente il numero di mortalità embrionale e neonatale.
E’ da tenere presente, tuttavia, che altre condizioni (in particolare
varie malattie infettive) possono determinare la morte di embrioni e
nidiacei ed un’accurata diagnosi differenziale andrebbe sempre eseguita.
*Gino Conzo è nato e
vive a Napoli. Laureato
in Medicina veterinaria, è specializzato in patologia aviare. Ha
conseguito una notevole esperienza, tra l’altro, nel sessaggio
chirurgico degli uccelli (ha sinora sessato con questo metodo circa
20.000 soggetti, in gran parte pappagalli -di cui tantissimi Agapornis-,
ma anche maine, tucani, tordi, allodole ed altri insettivori). Fa
parte della Commissione Tecnico-scientifica del Club Italiano Allevatori
Agapornis, é responsabile della rubrica Veterinaria nel nostro sito
internet e risponde personalmente alle domande dei visitatori
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||